Attualità

27 Luglio 2017

Interessante veramente l’incontro di ieri sera tra alcuni membri del nostro direttivo e il dr. Andrea Coppola, tesoriere dell’associazione Intesa S. Martino. Il giovane, dottore commercialista, rappresenta un’apprezzabile figura di cittadino impegnato e seriamente coinvolto in un’attività di miglioramento della società, alla ricerca di contatti con altre associazioni culturali, con le quali eventualmente collaborare.
In particolare, abbiamo intravisto un’attenzione al mondo dell’infanzia, al fine di aiutare le tante realtà di sofferenza e le inevitabili sovrapposizioni che spesso ne conseguono.

Anna Maria Ferrari Boccacci

 

15 Aprile 2016

Parco

Della Gentilezza

Associazione Culturale

"Movimento Italiano per la Gentilezza"

 

 

Gazzetta di Parma - 16 Aprile 2016

"La gentilezza come esperienza di vita"

Gazzetta di Parma - 06 Aprile 2017

Gentilezza e felicità

L' intuizione de Movimento Italiano per la Gentilezza

Il Movimento Italiano per la Gentilezza a margine del recente evento “l’EXPO delle idee”

 

 

Una delle più antiche storie di gentilezza che io conosca è legata al senso di ospitalità e al cibo.
Si, perché dare da mangiare a chi ne mostri il bisogno è la forma più elementare per mostrare  la nostra disponibilità verso il prossimo. Ed è tanto vero che, col passar dei secoli, è divenuta una consuetudine in tutte le civiltà offrire qualcosa da gustare a chi, per qualunque motivo, entra in casa nostra. E di solito ci si scusa umilmente di non aver nulla da far assaggiare. Così come rifiutare ciò che ci viene proposto da un nostro ospite è qualche volta segno di ritrosia o sgarbo.
Sono le regole del galateo, ma la loro matrice è quella di un primigenio bisogno di mettersi a disposizione di chi si avvicina a noi con atteggiamento di pace.
Il cibo, dunque, diviene comunicazione di empatia, di condivisione. Il cibo è gentilezza. Preparare e apparecchiare per un pasto è segno primario di amore e simpatia. Si pensi alle mamme che allattano, alle spose che quotidianamente ammanniscono i cibi per la famiglia, o all’amico, abile in cucina, che s’impegna per intrattenere una schiera di compagnoni.


I secoli sono pieni di esempi, ma la storia più antica, cui mi riferivo, è quella di Filemone e Bauci, una favola tenerissima, piena di gentilezza, tratta dalle Metamorfosi di Ovidio.
Filemone e Bauci erano marito e moglie ormai molto anziani. Vivevano poveramente nella regione della Frigia. Curavano un orticello e un pollaio ormai sguarnito, la loro casa era poco più di una capanna.
Un giorno arrivarono da loro due viandanti, sotto le cui spoglie si nascondevano niente meno che Giove e Mercurio. I due sposi, sorpresi per quell’improvvisa apparizione, si guardarono negli occhi e immediatamente si impegnarono per ospitarli: andarono a prelevare il capo più bello del pollaio, lo cucinarono come meglio sapevano e lo offrirono ai due ospiti, poi gli cedettero il loro letto e andarono a riposare sulla paglia della stalletta.
All’indomani i due pellegrini erano già pronti per andarsene e, salutando i vecchi sposi, chiesero loro che cosa desiderassero di più. “Vorremmo non doverci separare mai” fu la risposta di Filemone.
Beh, la grande disponibilità verso gli illustri ospiti fu ripagata: entro poco tempo Filemone e Bauci spirarono serenamente e insieme, mentre riposavano davanti alla loro casetta. Sui loro corpi crebbero rigogliosi una vigorosa quercia e un profumato tiglio, che per secoli intrecciarono strettamente i loro rami.
…. A dimostrare che il cibo può diventare veicolo di gentilezza a doppio senso, come, del resto, quasi sempre succede.

Anna Maria Ferrari Boccacci

 

 

 

La Gentilezza di Ubaldi

 

Abbiate rispetto delle vecchie case

 

Un ragazzo gentile

 

GENTILEZZA E' ... il coraggio di non fuggire

Lettera pubblicata su Gazzetta di Parma del 7 Novembre 2013.

 

Ci hanno davvero rubato la speranza?

Oggi la gentilezza, come cetra appesa alle fronde di un salice, tace. Per un senso di pudore, di fronte alla sofferenza quotidiana dei singoli, non si fa vedere, non sa più che dire. Per un sentimento di desolazione allo spettacolo di insensibile egoismo dei gruppi potenti, che si combattono ad oltranza, anche la gentilezza e i suoi “credenti” piegano il capo.
Un’impressione di fallimento ci avvolge e ci blocca. Attoniti, guardiamo, ascoltiamo, senza più prendere posizione.
Come si possono invitare i cittadini a coltivare buoni comportamenti, quando mancano esempi là dove più conterebbero?
Gentilezza, bellezza, civismo, cultura funzionano, quando alla base un minimo di lealtà e correttezza sopravvivono. Ma di fronte alla barbarie che ritorna, non resta che … l’urlo. L’urlo disperato di chi ha lottato fiducioso per tutta la vita nella speranza di lasciare un segno buono, un sorriso che allieti, che apra i cuori.
Invece, oggi tutto sembra perduto, oggi i cuori si stringono in una morsa lancinante e neppure il pianto liberatorio può aiutarci.
Ci hanno davvero rubato la speranza?

Parma, 10/04/2013
A.M.F.B.

 

LA GENTILEZZA PUO' EDUCARE ALLA POLITICA

In questi momenti di atroci fibrillazioni tra i nostri partiti politici, sembra che non vi sia via d’uscita per il paese e per il miglioramento della vita quotidiana di noi cittadini.
Siamo ormai senza speranza, incattiviti ed esacerbati, incapaci di una visione super partes, che ci tolga dall’oscura mischia in cui ci siamo impantanati.
Eppure, se, per un attimo, lasciamo affiorare ancora i sentimenti migliori della natura umana, ci rendiamo conto che vi è un bene superiore verso il quale convergere, al di là degli egoismi, dell’orgoglio, dei risentimenti che a volte ci portano a dire “tanto peggio, tanto meglio”. No! Questa non è gentilezza, questa non è buona politica.
Ora è giunto il momento di mettere un punto fermo e ripartire con spirito di comprensione e condivisione per salvare il salvabile della nostra società. Come? Innanzitutto spiegando che la politica è una branca della filosofia che aiuta gli uomini a vivere insieme e non a dividersi in sette chiuse e inferocite le une contro le altre, che organizza la vita delle società, in modo che vi sia ordine e, nell’ordine, migliore efficienza e migliore condizione per tutti.
E’ segno di scarso senso civico abbandonarsi al disfattismo o all’isolamento individualistico (oggi diremmo “astensionismo”).
Del resto, tutto ciò che noi stiamo vivendo è già stato vissuto e sperimentato nei secoli in molte altre società. Si pensi all’antica società ellenistica, che, evolutasi e raffinatasi in modo estremo, cominciò presto a degenerare e, al contatto con mondi diversi, talora incomprensibili, potrò il singolo a chiudersi in se stesso, a vivere nell’indifferenza. Nasconditi vivendo – predicavano appunto alcuni filosofi. Ma con tali comportamenti si arrivò presto alla fine dell’ellenismo e all’affermazione più organizzata anche se meno raffinata della civiltà romana.
E, venendo alla storia romana, basti ricordare la lotta tra patrizi e plebei e l’apologo di Menenio Agrippa, che con la metafora dello stomaco e delle membra fece comprendere come i patrizi e plebei avessero bisogno gli uni degli altri e dovessero collaborare per il bene comune.
Dunque, la politica può e deve essere gentile, può e deve essere coltivata da ognuno, può e deve divenire strumento valido a portare benessere, pace e serenità ai singoli, come a tutta la società.

Parma, 05/03/2013
A.M.F.B.

 

LETTERA AI GIOVANI PER UN PROGETTO DI VITA GENTILE

Consapevoli di andare un po’ controcorrente, ci pare che ai giovani oggi si possa chiedere la disponibilità a progettare la propria vita con gentilezza, cioè con una proiezione armonica, che metta in equilibrio il sé con l’altro, le proprie aspirazioni con la realtà esterna, il sentimento con la ragione.
Si dice solitamente che un giovane deve perseguire i propri obiettivi ad ogni costo.
Ma questa è un’espressione esasperata che non rispetta l’armonia dell’uno con il tutto.
Si dice solitamente ai giovani che devono tenere alte le proprie attese, che devono pensare a costruirsi un futuro, prima di ogni altra cosa.
Anche qui l’espressione è troppo forte ed esclusiva. E poi … quanti doveri! I giovani devono, devono, devono …
Per fortuna ogni tanto la natura ha il sopravvento e i nostri ragazzi trovano spazio anche per il piacere, che non è affatto peccato e trasgressione, ma una equilibrata spontanea adesione alle cose belle della vita: una passeggiata, un ballo, un frutto colto dall’albero, una nuotata, un bacio …
In questo modi si comprende come nella quotidianità dovere e piacere si mescolino e ci radichino a poco a poco a quell’humus dal quale proveniamo e nel quale desideriamo crescere e costruire la nostra vita. Forse senza grandi impennate, forse senza quelle ambizioni spropositate che, tranne in alcuni casi rari, ci fanno ricadere delusi e amareggiati.
“Aurea mediocritas” dicevano gli antichi, rispetto della natura dell’uomo, che non necessariamente deve diventare un numero uno, ma anzi deve imparare a convivere con tanti suoi simili, rispettando se stesse e gli altri in una realtà che ci appartiene, con le sue tradizioni, le sue ricchezze, le sue difficoltà.
E’ vero che viviamo in un mondo sempre più dilatato, il famoso “villaggio globale”, ma è vero che i salti nel buio sono spesso rischiosi e ci portano a trascurare quelle certezze che scaldano il cuore nei momenti difficili. Ecco perché quando si sente parlare di fughe di cervelli dall’Italia, viene dolorosamente in mente un paese in crisi, una società decadente, ma viene anche alla mente l’egoismo, l’ambizione smodata, l’aridità dei sentimenti familiari e civici. Quei sentimenti che ogni giovane dovrebbe invece tornare a coltivare nel proprio progetto di vita, galvanizzandosi nella lotta per conquistarsi il suo piccolo-grande spazio in un paese arricchito e rinnovato dall’impegno di tutti noi.

Parma, 28/02/2013
A.M.F.B.

 

FINANZA GENTILE

Pubblichiamo il testo della lettera inviata alla Gazzetta di Parma e pubblicata sul giornale l'11 febbraio 2013

"Non sarà che stiano venendo i tempi in cui la gentilezza possa accostarsi alla finanza?
Questa la domanda che ci poniamo noi del Movimento Italiano per la Gentilezza in questi giorni di serrati dibattiti sul mondo economico-finanziario.
Tra i molteplici interventi sul tema da parte di illustri esperti, ci è capitato di ascoltare il professor Giulio Sapelli, noto storico economista. Con grande stupore l’abbiamo sentito soffermarsi a lungo sul concetto di finanza etica e di eticità del sistema bancario. In poche parole, egli rimprovera alle banche la mancanza di un impegno verso l’economia reale e verso i bisogni sociali. Ad esclusione delle banche di credito cooperativo, cioè le discendenti delle vecchie casse rurali, oggi il sistema bancario si pone lo scopo prioritario di investire il risparmio nell’artificioso settore della finanza pura, anziché disporsi a favorire la crescita dell’economia del territorio. In tale ottica si smarrisce la visione umanitaria e sociale, mentre si persegue una visione puramente virtuale, che si autoalimenta in una spirale completamente staccata dai valori più positivi e concreti dell’uomo, delle sue naturali aspirazioni a costruire la vita per sé e per la sua famiglia all’interno di una realtà a lui nota.
Un’altra voce interessante quella di Andrea Baranes, presidente della fondazione culturale di Banca Etica, che ha detto :- Le Banche dovrebbero raccogliere risparmi dalle persone per erogare crediti a che ne ha bisogno, divenendo strumento necessario per lo sviluppo economico e non un meccanismo per far soldi dai soldi nel più breve tempo possibile -.
In modo un po’ sorprendente, dunque, abbiamo conferme al nostro assunto fondamentale anche dal mondo asettico e spregiudicato della finanza, che ad oggi sembra averci messo nei guai. La gentilezza, intesa come altruismo e comprensione del prossimo, come spirito civico a sostegno della nostra società, è il valore che deve permeare, quindi, ogni ambito della vita, oggi come in passato e come sempre.

A.M.F.B."

 

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