IL MOVIMENTO PER LA GENTILEZZA A CONFRONTO CON PHILIPPE KOURILSKY

- Se si riuscirà a capire che vaccinarsi in autunno contro l’influenza è un favore reso a se stessi, ma soprattutto alla società in cui vive, allora c’è speranza che si possa capire anche che la gentilezza e l’altruismo non sono frutto di buoni sentimenti, ma il risultato di un freddo, logico ragionare. Non occorre la fede, non occorre la metafisica, ma un sano uso dell’intelligenza, che ci fa comprendere come la nostra libertà e il nostro benessere individuali devono essere commisurati con quelli altrui –

Questo, in sostanza, il concetto di base di un lavoro illuminante di Philippe Kourilsky, dal titolo “Il manifesto dell’altruismo”, edito da Codice Edizioni ed uscito lo scorso mese di aprile.
Il Movimento Italiano per la Gentilezza, sempre alla ricerca di contatti e di confronti sul piano pratico e sul piano teorico con i cultori dei principi più nobili dell’animo umano, ha intravisto in questo libro una fonte di riflessioni importantissima. La prima di queste è che tra l’”altruità” di Kourilsky e la gentilezza del nostro Movimento vi sono molte molte affinità. La seconda è che la gentilezza, al di là degli atteggiamenti spontanei e congeniti, può diventare il frutto di una maturazione culturale, di un’opera educativa degli individui che imparano ad esercitare l’altruismo perché fa bene alla società, quindi anche ad ognuno di noi.Gli Americani parlano di endorfine, sostenendo che nell’atto generoso io gratifico il mio ego e ne ricevo un beneficio immediato sul piano psicologico. Ma qui non si tratta di questo, che è pur vero; bensì di un interesse reale e concreto: un po’ come quello dello spot televisivo “se tutti pagano le tasse, tutti pagano meno tasse”.
L’altruismo, dunque, dice Kourilsky, è un dovere e più ci preoccuperemo degli altri, più ci ritorneranno dei vantaggi anche personali.
Quando nel 2001, agli inizi del nuovo secolo, noi del Movimento ponemmo nel nostro logo il motto “la gentilezza è contagiosa”, forse anticipammo alcune delle idee che oggi lo studioso francese, Philippe Kourilsky, non a caso professore di immunologia molecolare, sviluppa nel suo volume “Il manifesto dell’altruismo”, sostenendo che solo il contagio del virus dell’altruismo ci potrà salvare, aiutandoci a superare le grandi sfide che ci attendono.
L’uomo, come le api e le formiche, è un animale sociale e non sa e non può vivere nel più assoluto individualismo. La famiglia è la prima apertura verso l’altro, la proiezione di sé verso l’esterno e, attraverso la procreazione, verso il futuro.
Da qui è facile arrivare a comprendere come da solo l’uomo non potrà mai sopravvivere e come anche nel “villaggio globale” finiremo per essere interdipendenti gli uni dagli altri.
Quindi, meritocrazia sì, individualità anche, ma individualità responsabile, capace di riconoscere i propri limiti e di mettersi in discussione in un sereno confronto. E aggiungiamo che l’uomo dovrà dare spazio all’altruismo non solo e necessariamente in via istituzionale, ma anche partendo dalla base, dalle piccole realtà locali, dal tessuto economico su cui può agire direttamente, alimentando dentro di sé gentilezza e senso civico come l’imperativo categorico di una nuova epoca.

 

Anna Maria Ferrari Boccacci

 

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