100 modi per definire la Gentilezza
Essere gentili ...
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Un manifesto della Gentilezza è difficile da scrivere. Lo è perchè ognuno di noi considera la Gentilezza in modo diverso: il buon comportamento, la disponibilità, l'agire con educazione, il servizio senza secondo fini. Probabilmente ciascuna di queste definizioni è corretta. Di sicuro nessuna è completa.

La Gentilezza, in fondo, altro non è che la parte "naturale" dell'animo umano. Quella esigenza di esprimere con un gesto, un pensiero o un'azione la propria attenzione verso il prossimo. E poichè questo valore è un insieme di valori non è classificabile. Ed è per questo ancora più importante.

La storia del Movimento Mondiale per la Gentilezza è nota, come pure lo è quella del Movimento Italiano. Non si è trattato di dar vita ad organizzazioni rigide e con obiettivi altisonanti. Semplicemente, ci sono persone che hanno sentito forte la necessità di diffondere il proprio modo di vivere in una comunità.

In un mondo sempre più globale e purtroppo sempre più chiuso in sè stesso, la semplice idea che un sorriso, una stretta di mano o un'azione inconsueta diventino una "stranezza" aumenta la necessità che la Gentilezza torni a diffondersi. Non viviamo in un mondo maleducato. Viviamo in un mondo distratto.

In questo poche righe cerchiamo dunque di scrivere non tanto cosa sia la Gentilezza (ognuno la deve declinare liberamente), ma piuttosto quanto sia bello e dia soddisfazione essere gentili. Perchè molte associazioni e organizzazioni diffondono "buone cose" per gli altri. Questa, dà soprattutto a chi la fa.

Essere gentili significa dare un senso positivo alla propria vita.

Essere gentili regala un sorriso sia a chi lo porge a chi lo riceve.

Essere gentili permette di pensare alle negavità con grande forza.

Essere gentili apre il cuore a sfide nuove e a esperienze migliori.

Essere gentili assicura gioia con la semplicità dell'immediatezza.

Essere gentili non costa, ma vale moltissimo.

Essere gentili vale, perchè non esiste denaro che ne superi l'altezza.

Per queste ragioni, e per tutte le grandi e piccole motivazioni che ci fanno stare bene vedendo gli altri stare meglio, è nato il Movimento Italiano per la Gentilezza. Un gruppo di persone che non ha obiettivi lontani. Ma solo quello, che insieme non sarà irraggiungibile, di guardare dentro di noi con la gioia di vederci migliori.

LELIO ALFONSO

 
SOCIETÀ PARMENSE E MOVIMENTO ITALIANO PER LA GENTILEZZA
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Perché la gentilezza? La società degli uomini, in questa fase evolutiva della città di Parma e del suo territorio, ne ha ravvisato l’opportunità, per ridurre la pioggia dei contraccolpi economici che si potranno avere a seguito della crisi finanziaria in corso.
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IL MOVIMENTO ITALIANO PER LA GENTILEZZA.. .
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La Gentilezza è rispetto del prossimo, viene dal cuore spontanea, disinteressata e accogliente, ci aiuta a vivere meglio nella società.

E' cosa diversa dalla cortesia che è formale ed esteriore. Essere gentili significa cogliere ed andare incontro ai bisogni degli altri, in un giusto equilibrio fra i nostri interessi e quelli del nostro prossimo, presuppone quindi una certa forza di carattere e sani valori morali.

Il Movimento Italiano per la Gentilezza si prefigge l’obiettivo di ampliare e diffondere questo concetto cercando di far provare al maggior numero di persone l’emozione e la soddisfazione di essere utile al prossimo e alla società. Fare in modo che la maggioranza vada al di là del senso civico e rispetti le regole della buona convivenza non perché imposta dall’autorità, qualunque essa sia, ma perché la ritiene personalmente necessaria e fonte di emozione.

GIORGIO AIASSA

 
LA GENTILEZZA....
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Il desiderio di un mondo migliore ed il nostro quotidiano sono realtà da sempre confliggenti; forse tutto deriva dal fatto che fu Caino ad uccidere il fratello Abele e non avvenne il contrario, ma l'evoluzione della nostra specie ha ugualmente insinuato il dubbio che, superati i bisogni primari, il rapporto tra umani possa non essere perennemente conflittuale. Quel dubbio è oggi certezza : qualunque relazione comportamentale è più produttiva, meno faticosa e più intimamente gratificante se condita di gentilezza e cioè con la disponibilità a capire l'esigenza dell'altro ed a soddisfarla nei giusti limiti, senza pretesa di contropartita. Questo è il prossimo futuro scatto della nostra evoluzione, se sapremo conquistarlo anteponendo la ragione all'istinto e recuperando, tra i nostri, quei pochi geni di Abele che Caino, involontariamente, ci ha fortunatamente trasmesso.

ALESSANDRO COCCONCELLI

 
UNA GIORNATA ALLA RICERCA DELLA GENTILEZZA
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Un passerotto si posa sulla teglia ancora sporca della zuppa del cane: lo osservo mentre trema di paura ...io rallento in silenzio e non lo caccio.
Esco per strada con l'auto e mi capita di sorridere a un bambino, che con lo zaino più grosso di lui, timoroso, chiede di attraversare sulle strisce.
Telefono a un'amica, che cerca un nuovo inquilino per un suo appartamento, segnalandole una persona interessata. Il suo grazie mi ripaga ampiamente.
Compio scrupolosamente la raccolta differenziata dei rifiuti e spiego alla mia colf che in questo modo eviteremo catastrofi simili a quella napoletana.
Corro a pagare le tasse con tre giorni d'anticipo per evitare a me stessa e agli altri spiacevoli affollamenti agli sportelli bancari.
Racconto una barzelletta ad un anziano amico che sta affrontando con dignità la solitudine della vedovanza. La sua sonora risata mi conforta assai.
Mi soffermo ad ascoltare il dolce rumore dell'acqua che s'accavalla sui ciottoli del canale e penso con gratitudine ai monaci, che tanti secoli fa lo scavarono. Oggi noi dovremmo
apprezzarlo e rispettarlo, curandolo meglio e considerandolo un prezioso monumento storico e naturale.
Di pensiero in pensiero, arrivo a considerare in me e forse in ognuno di noi il profondo bisogno d'infinito, che ci solleva dalla quotidianità e ci spinge ad una nobile proiezione superiore, in cui le doti di ognuno emergono fulgide, armonizzandosi con quelle dei nostri simili in un tutt'uno
che non avrà fine. Rifletto ancora sulla nostra società che, dopo le ubriacature del benessere materiale, sta vivendo
il dramma del relativismo e della mancanza di ideali. Essa dovrebbe trovare la forza di risalire la china in una nuova virtù, universale, trasversale, che possa abbattere tutte le barriere, insegnandoci che nella vita dell'uomo quello che conta è la misura, la proporzione, l'equilibrio.
E' un'idea moderna, quasi matematica. Come in un bel volto vi sono dei rapporti di equilibrio tra le sue parti, così nella vita occorre
appunto equilibrio: nei sentimenti, nei rapporti col prossimo, nel rispetto del passato, dell'attivismo del presente, nella progettazione del futuro.
Chiudo la giornata, arrivando a questa conclusione: la "Gentilezza" ha mille sfumature, ma è la virtù che apre all'uomo il cammino verso la perfezione del suo esistere.

ANNA MARIA FERRARI BOCCACCI

 
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